La scuola in Europa

di Eugenio Monaco, pubblicato sul mensile Fogli, n. 378 febbraio 2012, p. 14

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Certi libri sono il risultato di ricerche accurate, su temi di estrema importanza, come quello firmato da Giacomo Zagardo, ricercatore dell’Istituto per lo sviluppo della formazione professionale dei lavoratori (Isfol). La Punta di Diamante: scenari di scolarizzazione e formazione in Europa (ISFOL – Cava De’ Tirreni, Ediguida 2010, pp. 254, euro 14) analizza i sistemi scolastici e formativi di Francia, Regno Unito e Finlandia.

Un paragrafo specifico è dedicato a «Il successo del modello finlandese», nel quale sono riportate alcune ragioni che possono spiegare perché «nelle rilevazioni PISA la Finlandia si è collocata sempre in testa alla classifica dei paesi OCSE» (p. 31). Non è un caso che questo Paese dia molto spazio alla scuola non governativa.

«In Finlandia, i genitori possono scegliere in totale libertà la scuola alla quale mandare i propri figli. La scuola per le famiglie è gratuita, compresa quella privata. Anche se, in realtà, più che di scuola privata, sarebbe più corretto parlare di scuola non governativa. Infatti, questo tipo di scuola è investita del ruolo di servizio pubblico.

Le scuole che hanno il “Permesso di educazione” possono ricevere una sovvenzione di Stato esattamente come tutte le altre scuole governative e in base agli stessi criteri di riparto. I genitori che mandano i loro figli in una scuola non governativa accreditata (registered) non pagano alcuna retta scolastica» (p. 34). Secondo i dati OCSE, i ragazzi che studiano nelle scuole non governative finlandesi erano nel 2008 l’8,1% (il 6,9% del livello primario e secondario, con una crescita del 34% dal 2000).

L’Autore offre poi elementi preziosi per una riflessione sulla situazione italiana.

L’immagine del titolo, il diamante, richiama l’idea delle tante «sfaccettature» dei sistemieducativi, che «pur nella loro molteplicità fanno brillare a tratti la stessa luce». Se i tentativi di fronteggiare la conclamata crisi educativa in Europa presentano differenze da Paese a Paese, comune a tutti è però la consapevolezza della necessità di orientarsi verso l’autonomia delle istituzioni scolastiche, la valutazione dei risultati ottenuti, l’apertura al territorio e la libera scelta della scuola da parte dei genitori. Oggi risulta evidente la necessità di un allargamento del concetto di «scuola pubblica» e della ridefinizione del ruolo dello Stato. È sempre più diffusa l’idea che una «visione “matura” del sistema educativo comporta il passaggio da uno “Stato dei Servizi”, largamente coinvolto nella produzione diretta dei medesimi, a uno “Stato relazionale”, che rafforza la propria dimensione politico-istituzionale, definisce gli interessi pubblici prioritari, catalizza le risorse e perfeziona le funzioni e gli strumenti di indirizzo, di coordinamento e di controllo» (p. 219).

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