Bilancio sociale nella scuola

di Eugenio Monaco, pubblicato sul mensile Fogli, n. 377 gennaio 2012, pp. 16-17Image

Oggi molti insegnanti desiderano rispondere con maggiore efficacia alla responsabilità educativa che sentono di avere in virtù del loro particolare ruolo nella società. E parecchi sono convinti che le possibilità di miglioramento nella scuola debbano fare i conti con la riflessione sul proprio operato e con una sua valutazione esterna, magari passando inizialmente per una valorizzazione dell’autovalutazione.

La consapevolezza della specificità della propria professione ha reso, però, parecchi docenti piuttosto scettici di fronte a proposte «calate dall’alto». Inoltre, sono emerse le resistenze di chi si batte affinché ogni nuova incombenza abbia un chiaro corrispettivo in termini economici. Infine, c’è la comprensibile riluttanza (comune ad altri settori professionali) a sottoporsi al giudizio altrui, soprattutto quando se ne temono eventuali conseguenze in termini di carriera o di stipendio.

Ma la qualità dell’educazione e dell’istruzione, per le sue ricadute sul benessere della società, è troppo importante perché si possa tergiversare sui tempi e sui modi in cui adeguarsi al processo di trasformazione culturale che sta rendendo sempre più diffusa l’esigenza di sottoporre a valutazione i risultati del lavoro scolastico e dei processi attraverso i quali essi sono raggiunti.

Accanto al dibattito internazionale sull’adeguatezza dei vari sistemi di valutazione, anche in Italia il tema è oggetto di studio sempre più attento. In proposito, abbiamo apprezzato Il bilancio sociale nella scuola. La risposta a sette domande chiave (Edizioni Lavoro, Roma 2010, pp. 176, euro 13), di Damiano Previtali, dirigente scolastico, distaccato fra Miur e Invalsi per collaborare allo sviluppo del sistema di valutazione in particolare dei dirigenti e delle scuole, e titolare di una docenza all’Università Cattolica in Metodologia della ricerca e della valutazione. Il libro promuove una cultura della valutazione come «intenzionalità di confrontarsi per migliorarsi» e come base per rispondere alla richiesta sempre più pressante di «un’effettiva rendicontazione con valore sociale» (p.14).

«Le scuole», si legge nella quarta di copertina, «sono chiamate a dare sempre meglio ragione dei risultati ottenuti. Gli standard introdotti dal sistema nazionale di valutazione, la misurazione della performance, la trasparenza, intesa come accessibilità totale ai dati, sollecitano nuove consapevolezze e nuovi metodi per rendere conto ai diretti interessati (stakeholder) del buon uso che si fa dell’autonomia scolastica».

Quello del bilancio sociale è per l’autore un tema strategico per la scuola, perché può consentire di riportare i dati in un contesto di riferimento, necessario alla loro interpretazione.

Il volume vuole essere una guida su «come, quando e perché utilizzare questo strumento».
Una delle principali difficoltà sarà quella di riuscire a tenere conto di «dimensioni che appartengono alle persone e alle loro relazioni. Aspetti intangibili e immateriali che non possiamo permetterci di lasciare fuori dal discorso sulla valutazione ma di cui oggi, purtroppo, abbiamo una tale carenza di analisi da non poterli tenere nella giusta considerazione» (p. 28).

Previtali spiega che gli apprendimenti degli studenti sono un indicatore ineludibile per leggere la qualità delle scuole, ma che in questi risultati sono determinanti le dimensioni di contesto. Quelle economiche, sociali, culturali delle famiglie, del territorio e della comunità sociale di appartenenza.

Inoltre, sono determinanti le risorse umane, professionali, economiche, strutturali della scuola. Dall’organizzazione, dall’attivazione e dalla valorizzazione di tali risorse dipende in gran parte la qualità della scuola. Un compito del dirigente scolastico, al quale si collega la postfazione di Angelo Paletta, professore di Economia aziendale all’Università «Alma Mater Studiorum» di Bologna, sul suo ruolo «nella promozione dell’accountability condivisa della scuola». □

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